Numero speciale: il cambiamento climatico
A noi ragazzi piace scoprire che quello che studiamo a scuola è collegato a quello che succede nel mondo esterno.
Per questo abbiamo accettato volentieri la proposta del nostro insegnante di geografia di seguire sui quotidiani la conferenza di Copenhagen sul clima (a dicembre 2009) e poi di dedicare al tema del cambiamento climatico il primo numero del questo nostro giornalino on-line.
Abbiamo lavorato per tre mesi divisi in sei gruppi. Ogni gruppo ha approfondito un aspetto del cambiamento climatico, scrivendo un breve articolo sull’argomento. E ogni gruppo ha creato un video o un poster/volantino sul tema, che abbiamo presentato ai nostri compagni di terza media per sensibilizzarli al problema.
Il lavoro è stato divertente, siamo complessivamente soddisfatti dei nostri prodotti e speriamo di poter ripetere questa bella esperienza di ricerca anche nel prossimo anno scolastico.
Gli studenti di prima liceo
Perché questo giornalino
di Francesco Moiraghi
Post scriptum, una piccola, forse banale espressione, buttata lì quasi per gioco, nella quale potrebbe annidarsi un nostro pensiero nascosto, una proposta, un tentativo di incontro e di dibattito, per far crescere fra noi il desiderio di essere e di agire.
Già, ma perché post scriptum? E poi: in che senso?
Vediamo di riflettere e di chiarire.
Ogni iniziativa scolastico, ogni tema propostoci, ogni argomento di lezione, spesso cade su di noi, potremmo quasi dire, a nostra insaputa, cadendo dall’alto di una decisione, di un progetto esterno a noi.
Ecco, usiamo un’immagine metaforica: finita la scrittura del tema, in bozza e poi in bella copia, dovremmo imparare a ragionare su ciò che abbiamo fatto, imparare ad aggiungere un nostro post scriptum, per dire a noi stessi e agli altri cosa abbiamo capito e cosa ne pensiamo. Questo non in termini di polemica, ma in termini di riflessione sul lavoro svolto, sull’attività compiuta, fosse una gita o una verifica, un’interrogazione o la visione di un film. Per non fraintendere: riflettere, dev’essere un dovere, non tanto un diritto. Da questo primo punto di vista dobbiamo imparare ad elaborare il nostro post scriptum.
C’è poi un secondo significato, affine al primo ma un po’ differente.
La nostra società, attraverso i media, nelle relazioni quotidiane, nell’informatica di consumo, ci abitua a cogliere solo la superficie delle cose e dei concetti, senza ragionare tanto su ciò che c’è dietro le offerte e le proposte che ci bombardano.
Dobbiamo cercare di capire cosa si nasconde al di là dell’apparente messaggio, cosa c’è nel post scriptum che qualche volta non ci viene detto. Forse dovremmo dire ultra scriptum, al di là di ciò che appare e che frettolosamente non verifichiamo. Ogni volta che beviamo un sorso di consumismo, dovremmo leggere sull’etichetta (sempre scritta in caratteri piccolissimi) cosa stanno cercando di farci ingoiare.
P.S. È un sogno? |
In questo numero
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